sabato 18 aprile 2015

Diritti per tutti. Doveri pure.

Saronno Bene Comune porterà avanti la proposta di istituire il Registro delle unioni civili. In assenza di leggi nazionali, anche nella nostra città si deve prestare attenzione a quelle forme di convivenza fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici ma che non intendono contrarre matrimonio. È la Costituzione italiana che garantisce la coppia di fatto, anche omosessuale, all'articolo 2, dove si riconoscono e garantiscono i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. Non si tratta, ovviamente di mettere in discussione la famiglia, ma semplicemente di prendere atto di una realtà sociale mutata e di rimuovere le disuguaglianze fra persone.
Sono più di 200 i comuni che hanno approvato il registro delle unioni civili in Italia. Saronno deve aggiungersi alla lista. Noi perseguiamo l'ambizioso obiettivo che Saronno diventi la città dei diritti civili. Il rispetto per le persone è un valore che va perseguito e stupidi pregiudizi vanno rimossi.
Siamo altresì convinti, però, che i diritti diventano strumenti di democrazia, giusti riconoscimenti di aspirazioni individuali, se  si fondano anche sui doveri di solidarietà come valori che fondano il processo d incivilimento di una comunità. Se così non fosse diventano soltanto fattori di egoismo individuale. La ricostruzione di un senso di comunità è indispensabile per far uscire la società dalla crisi in cui si trova, concepiamo la battaglia per i diritti civili dentro questo orizzonte di senso.
Per questo siamo convinti che la comunità nazionale e quella locale saranno in grado di salvare la stagione dei diritti e delle libertà che ha caratterizzato gli anni Settanta del secolo scorso e allargarne l'area, se nascerà anche un nuovo senso del dovere.  Sono i doveri che esprimono accanto ai diritti il legame politico fra cittadini e favoriscono il senso di appartenenza ad una comunità.

Vogliamo sviluppare nel proporre il registro delle unioni civili l'idea di una democrazia che non vive di soli diritti, ma pure di doveri morali, di rispetto delle regole, di fiducia nel futuro. I doveri non sono quelli degli altri. Abbiamo il "dovere di avere doveri", diceva Norberto Bobbio. 

Economia e Cultura

Pur essendo Saronno una città ricca sotto il profilo dell'offerta culturale, vi è in città la percezione che non esista una proposta che qualifichi una politica pubblica dell'amministrazione comunale. Non è in discussione, pertanto, la numerosità delle proposte, piccole o grandi che costellano la vita cittadina. Né la valorizzazione, o meno, delle strutture esistenti. Teatro, Biblioteca, Unitre, Società Storica, Museo del Lavoro, Archivio Storico del Santuario, etc., istituzioni, piccole e grandi, pubbliche e private possono e devono raccordare le loro proposte. A questo riguardo, si elabori un regolamento comunale per gestire la ricchezza delle molteplici espressioni culturali che operano in città e che intendono coordinarsi  con una regia pubblica. 
La pianificazione dell'attività culturale può apparire una proposta minimalista, ma non si sottovaluti il tema, non è di semplice attuazione. 
Se si riescono a superare barriere e "gelosie", la vita civile e culturale della città potrebbe davvero ricavarne un valore aggiunto.
Saronno Bene Comune è composta, come ci siamo definiti, di spiriti liberi. Vorremmo essere innovativi anche in questo settore. 
Noi, innanzitutto, siamo convinti dell'idea che economia e cultura  sono principi complementari nello sviluppo di un paese, di una città moderna. Una politica pubblica in campo culturale si fonda sulla scelta di un indirizzo e interrogarsi su quali fattori a Saronno possano concorrere a mettere in sinergia economia e cultura. Pertanto non abbiamo un'idea della cultura di tipo aristocratico, in cui il principe/mecenate (pubblico) protegge le arti garantendo elargizioni. La cultura, oggi, deve porsi anche il problema del mercato e rappresentare una leva dello sviluppo del territorio, un elemento della sua attrattività.  
Ci sono prodotti espressione della cultura della nostra città, del nostro territorio, che possano assicurare un vantaggio competitivo? Nel contesto della città e del territorio non c'è marchio che possa superare in attrattività "diSaronno". Partire da "diSaronno" è d'obbligo per qualsiasi iniziativa che voglia avere una dimensione che vada oltre la città. La strada verso cui indirizzarsi è la sinergia pubblico-privato, intorno ad un'idea forte, che possa rappresentare una leva importante per la caratterizzazione dell'offerta culturale.  
Negli ultimi anni, in Italia, sono i "festival culturali" a rappresentare il modello, un unicum, per le politiche culturali. È un fenomeno di vaste dimensioni e se anche a Saronno si optasse per intraprendere questa strada, si dovrebbe individuare una proposta che per originalità e praticabilità, possa costruire una identità culturale della città, del territorio, all'interno e rappresentare una condizione di miglioramento anche economico.  
Per produrre cultura sono necessarie idee, quindi fondamentale è individuare una personalità che sappia immettere managerialità nella gestione del settore. Una politica pubblica, una proposta che abbia come pilastri l'ancoraggio al territorio che sappia esprimersi e crescere dal basso dovrebbe tenere conto di ingredienti quali l'innovazione e la ricerca, e in particolare sviluppare la nuova frontiera della green economy. Dall'incrocio di questi fattori trae vigore il nuovo, il futuro. È in fondo, se ci pensiamo bene, un recupero di cultura costituzionale. Dall'articolo 9 della Costituzione: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Un festival, una rassegna culturale annuale - che sappia evocare tradizione produttiva, "diSaronno", immaginario, ambiente, inteso come rinaturalizzazione, fattore auspicato e perseguito dal nuovo Piano di Governo del Territorio - è quanto potrebbe ridare centralità a Saronno in dimensione subregionale. Gli ingredienti ci sono tutti, bisogna però che si esca dal dilettantismo e si pianifichi la politica culturale dentro una dimensione professionale. Questo è ciò che serve alla città. Siamo convinti che le svolte culturali siano alla base di quelle economiche. Noi abbiamo bisogno di radicalità in questo campo. Invertire il declino di Saronno è possibile. Per questo il settore culturale va completamente rivisto.

lunedì 13 aprile 2015

Rilanciamo la Città Metropolitana

La Giunta di Regione Lombardia ha recentemente definito i criteri in base ai quali i Comuni potranno aderire alla Città metropolitana. A leggere con attenzione il provvedimento si ha quasi l'impressione che ricalchi nell'impianto la delibera che a suo tempo propose la Giunta comunale di Saronno. Si richiede che il processo di adesione avvenga sulla base di un disegno strategico, tenendo conto di valutazioni di carattere sociale, economico e infrastrutturale. Elementi motivazionali ampiamente illustrati a suo tempo nella delibera ricordata. Tra gli elementi di valutazione che guideranno l'inclusione oppure l'esclusione di chi farà domanda si terrà conto del grado di interdipendenza con il Capoluogo regionale, dei fattori sociali e di collegamento, della continuità infrastrutturale. Sono fattori ampiamente documentati nella delibera presentata in Consiglio comunale. L'arresto del processo di adesione determinatosi a suo tempo per via della Legge Del Rio, oggi può riprendere. Città metropolitana, nonostante le difficoltà dell'avvio diventerà il cardine della riforma amministrativa a livello locale e un potente fattore di rilancio dell'economia. Se Saronno rimane esclusa da questo processo, se non osa fare il salto che dovrebbe, è destinata a languire in un localismo inconcludente e privo di futuro. 
Noi siamo fortemente convinti che il Bene Comune di Saronno sia l'inclusione in Città metropolitana, per questo senza ipocrisie rilanciamo il tema che proporremo faccia parte del programma del centrosinistra alle prossime elezioni amministrative. 

giovedì 9 aprile 2015

Scuola, Bene Comune irrinunciabile per Saronno

Saronno necessita da tempo di migliorare l'assetto del suo sistema formativo. Un primo problema riguardante il dimensionamento dell'offerta formativa è in via di soluzione. Abbiamo sostenuto con forza che non bisognava rinunciare ad un dimensionamento su tre istituti comprensivi, pena lo squilibrio organizzativo degli istituti cittadini. Il problema è in via di soluzione. 
Bisogna continuare sulla strada intrapresa senza tentennamenti.
Il rispetto dell'autonomia funzionale della scuola non può significare la rinuncia da parte dell'ente locale al proprio ruolo. Il Comune, oggi più di ieri, deve costruire il Piano dell'offerta formativa cittadino, che non consiste soltanto nel garantire strutture e sedi scolastiche, ma vuol dire proporre alla scuola una visione della formazione. La scuola è un bene comune perché deve rappresentare la sede pubblica in cui avviene la formazione del cittadino e si creano le condizioni per rimuovere le disuguaglianze di partenza. Entrambi questi aspetti, oggi, ancor più di ieri sono finalità irrinunciabili. Sono per noi valori fondanti di una società democratica. 
Troppe sono le disuguaglianze che si sono accumulate fra bambini provenienti da famiglie abbienti e povere anche nella nostra città. La scuola deve ritornare ad essere quell'ascensore sociale per i "capaci e meritevoli", ancorché privi di mezzi. Il dettato costituzionale è quanto mai di attualità e va perseguito senza tentennamenti. Un piano comunale di sostegno all'integrazione dei bambini stranieri e la definizione di standard tecnologici minimi per l'apprendimento dei nuovi linguaggi multimediali e informatici devono entrare nel Piano Formativo Comunale per consentire ai bambini saronnesi di affrontare il futuro consapevolmente. Infine intendiamo promuovere iniziative pubbliche per valorizzare i capaci e meritevoli. Premiare il merito sarà il nostro orientamento.
Il nostro programma prevede la realizzazione della nuova sede della scuola primaria "G. Rodari" e la rigenerazione del patrimonio scolastico esistente. A tal fine bisogna prevedere un concorso di progettazione  volto a raccogliere soluzioni progettuali per una edilizia scolastica di eccellenza. Il fine è quello di promuovere un modello innovativo di alta qualità, non solo estetico, ma sotto il profilo dell'innovazione tecnologica e costruttiva a basso impatto sull'ambiente.
Il piano delle manutenzioni avviato nel quinquennio 2010-2015 dovrà proseguire. Il patrimonio di edilizia scolastica cittadino deve essere riportato ad uno stadio di decoro e di sicurezza conforme con le normative vigenti. Le scuole di Saronno devono essere belle (perché la bellezza è un valore appannaggio di tutti) e sicure (perché la sicurezza è garanzia di serenità per le famiglie e i bambini).
Costituire un fondo immobiliare "scuola" per l'innovazione del patrimonio pubblico e la rigenerazione di quello esistente che tenga conto delle opportunità offerte dal partenariato pubblico-privato. Bisogna anche migliorare il patrimoni pubblico delle dotazioni tecnologiche per una scuola al passo con i tempi. Il piano coordinato dall'Assessorato ai Lavori pubblici per dotare Saronno della banda ultralarga garantisce il cablaggio gratuito di quasi tutte le scuole cittadine che potranno così avere connessione gratuita a velocità fino ad oggi impensabili.

Il piano già avviato di dotare il sistema comunale pubblico delle scuole dell'infanzia di sedi proprie dovrà proseguire. I nidi dal maggio 2009 sono come le scuole materne servizi fondamentali in capo all'ente locale.  L'Istituzione promossa dal comune di Saronno, strumento di cui l'Amministrazione comunale si è dotata, prefigura i nuovi indirizzi legislativi. La prossima legislatura dovrà integrare ulteriormente i settori (nido + scuole materne).

mercoledì 1 aprile 2015

"Sicurezza, Sindaci impotenti" da La Prealpina, 30/03/2015


Da "La Prealpina" di Lunedì 30 Marzo

Egregio Direttore,

sono piuttosto colpito dal titolo di prima pagina della "Prealpina" di venerdì 27 marzo 2015: "Polizia aggredita, come nel Bronx". Trenta extracomunitari che aggrediscono una squadra volante della polizia non è fatto che può rimanere sotto traccia. Vuol dire che la situazione in provincia di Varese ha raggiunto soglie di rottura. La questione non riguarda più le risse fra bande di magrebini alla stazione di Saronno. L'aggressione ai rappresentanti dello stato vuol dire mettere in discussione lo stato stesso e tutto questo preoccupa.
C'è qualcosa che non va nelle politiche pubbliche in materia di sicurezza nel nostro territorio e sarebbe ora che i rappresentanti della forze di governo e di opposizione che siedono in parlamento si occupino del problema. Dico da sempre che la sicurezza riguarda tutti, indipendentemente dall'appartenenza.
Il tema della sicurezza urbana e dell'ordine pubblico è materia chiave della società contemporanea. In un'epoca caratterizzata da forti migrazioni di esseri umani provenienti da mondi poveri verso il nostro Occidente, ricco ed opulento, era inevitabile che anche la società italiana ne fosse coinvolta. E senza voler porre rapporti di causa effetto, le fila della microcriminalità non possono che trovare alimento in questa massa di diseredati. Il resto lo sta facendo la crisi economica.
Purtroppo la società italiana fatica a trovare un modo efficace per contrastare la criminalità diffusa. Nel dibattito pubblico locale tale fenomeno è affrontato in modo prevalentemente scandalistico. Accade un fatto delittuoso e a farne le spese sono sindaco e assessore delegato alla Polizia Locale.
Fino ad oggi, gli altri livelli di governo e i loro apparati, prefetture e questure, rimanevano indenni dalle critiche. Da qualche tempo, spiace doverlo riconoscere, anche queste istituzioni incominciano a perdere di credibilità e i cittadini sempre più esposti alle malefatte e alle prepotenze di microcriminali di ultima generazione, spesso privi di permesso di soggiorno regolare, manifestano senza più reticenze la loro violenza verso le forze dell'ordine.
Dopo cinque anni di delega alla sicurezza urbana, mi chiedo se il rito del confronto fra Prefetto, autorità civili comunali e rappresentanti delle forze dell'ordine abbia inciso in qualche modo nel garantire vivibilità e sicurezza ai cittadini saronnesi. Incomincio a nutrire dei seri dubbi. Mentre vado sempre più convincendomi che vi sia un serio problema nel modo in cui le forze dell'ordine sono organizzate sul territorio e utilizzano le risorse di cui dispongono.
A tutt'oggi, nonostante vi siano responsabilità comuni individuate dalla legislazione corrente, fra Prefetture ed enti locali, non esiste una piattaforma informativa comune e uno strumento di costruzione di strategie condivise e coordinate. Stante la criticità rappresentata dall'ordine pubblico nel territorio, tutto ciò appare un ritardo ingiustificato dei soggetti deputati all'ordine pubblico.
Certo, i dati sulla delittuosità sono informazioni sensibili, proprio per questo bisognerebbe, pur nella distinzione dei ruoli, avere accesso seppure con livelli differenziati alle informazioni e prevedere una piattaforma informativa comune.
Come può un Sindaco, senza disporre automaticamente dell'accesso ai dati territoriali disaggregati raccolti dalle stesse Forze di polizia (ad esempio la banca dati sulle denunce) avviare una seria politica pubblica in materia di sicurezza urbana? L'art. 54 del Testo unico degli enti locali conferisce al sindaco responsabilità sull'ordine e la sicurezza pubblica e ruolo di coordinamento fra la polizia locale con le Forze di polizia, ma tutto ciò come può essere esercitato senza le opportune informazioni?
Non voglio porre solo domande. Fornire risposte è possibile. Innanzitutto, bisogna affinare il processo decisionale. E questo è tanto più possibile se una governance intelligente del territorio sa predisporre un monitoraggio sistematico dei fenomeni, una raccolta scrupolosa di dati e informazioni e soprattutto l'integrazione di questi dati in una piattaforma fruibile a diversi livelli dei soggetti che si occupano di sicurezza urbana e ordine pubblico. Smart city è anche questo.
La struttura della polizia locale di Saronno in questi cinque anni di amministrazione è stata spinta a raccogliere dati e a strutturarli. Tutto questo avviene ancora con una competenza inadeguata, ma sono state gettate le basi per strategie future. Le condizioni per costruire una piattaforma intelligente sono state congegnate. 
Fin qui il piano della innovazione ai fini delle politiche pubbliche della sicurezza. Il resto però riguarda il rispetto delle regole e la legalità.
Quando un gruppo di facinorosi aggredisce in massa i rappresentanti delle forze dell'ordine, vuol dire che qualcosa si è rotto nella società. È giunto il momento che si promuova una conferenza sull'ordine pubblico e la sicurezza nella nostra provincia. I fatti di Varese della settimana scorsa di via Medaglie d'Oro ne fanno crescere l'urgenza.

Giuseppe Nigro

Assessore alla Polizia locale Sicurezza Protezione Civile del Comune di Saronno