lunedì 12 dicembre 2016

Saronno, città dei diritti

Abbiamo accolto la celebrazione della prima “Unione Civile” saronnese come un positivo, ed a lungo agognato, segnale di normalità.L’istituzione di un registro delle coppie di fatto era un punto fermo del nostro programma per le amministrative, nel solco del progetto che voleva fare di Saronno una “Città dei diritti”. Sebbene la sonora sconfitta elettorale del 2015 non ci abbia permesso di realizzare quanto ci eravamo prefissati, è stato per una volta il Parlamento, troppo spesso sordo a questo genere di richieste, a riempire un vuoto legislativo e politico a lungo ignorato. 

Purtroppo la celebrazione di questa unione è stata per alcuni membri dell’attuale maggioranza l’ennesima occasione per distinguo ideologici e dichiarazioni stantie. Da un vicesindaco che non sembra comprendere appieno il principio di separazione tra Chiesa (dove chi lo desidera celebra il proprio matrimonio religioso) e Stato (nel cui quadro legislativo si colloca invece il matrimonio civile), a consiglieri comunali che tornano per l’ennesima volta alla carica con supposti attacchi alla famiglia naturale. 

In realtà le “unioni civili” non sono né una sfida alla religione, né un attacco alla famiglia tradizionale, ma il semplice riconoscimento da parte dello Stato di un unione affettiva tra due persone. Altro non sono che l’affermazione di diritto, giustizia e dignità  laddove lo Stato aveva colpevolmente lasciato il campo a discriminazione e iniquità.

Non abbiamo certo l’ambizione di convincere con queste poche righe gli autoproclamati difensori di famiglia e tradizione.
Vogliamo semplicemente ricordare che esiste, è viva ed è attiva una Saronno diversa: aperta, plurale, progressista. 
Non abbiamo intenzione di lasciare questa Città ed i suoi cittadini soli in balia di una destra retrograda e conservatrice.


giovedì 26 maggio 2016

Hotel di Via Maestri del Lavoro: verità scomode e distorsioni leghiste

di Giuseppe Nigro

Ero convinto che fossero i romani a riscrivere la storia, ma il padano segretario cittadino della Lega Nord di Saronno in quanto a falsificazioni non scherza! Leggo sulla stampa locale che a risolvere il contenzioso fra Comune di Saronno e la proprietà dell'hotel di Via Maestri del Lavoro, relativo ai parcheggi sotterranei dell'albergo, sarebbe stata la  vicesindaco di "fuori Saronno", come l'appella il politico leghista.
Non voglio togliere meriti a nessuno ma c'è un limite alla decenza che non andrebbe travalicato. Non si abusi della discrezione e del senso istituzionale che i componenti la giunta di centrosinistra 2010/15 hanno manifestato durante il loro mandato e in questo anno di nuovo corso leghista. Personalmente, non sono disponibile ad assistere allo scempio della verità.
L'amministrazione di centrosinistra fra il 2010 e il 2015 ha riaperto l'annosa questione della concessione dell'albergo di Via Maestri del Lavoro. Lo ha voluto con convinzione e con caparbietà, perché fortemente convinta che dovesse prevalere il principio di legalità, l'interesse della città e non l'interesse privato. Non una delle amministrazioni che nei tre lustri precedenti hanno guidato la città aveva osato prendere in mano la questione. Questa è la prima verità!
Se, oggi, si conclude una transazione che porterà nella casse del Comune 200.000 Euro è perché di fatto si riconosce la veridicità dell'azione svolta dalla passata amministrazione di centrosinistra. Per anni la concessione edilizia - ottenuta per la realizzazione dell'albergo Cyrano, che prevedeva l'apertura alla città di un piccolo parcheggio interrato - non è stata rispettata. Realizzato l'edificio, nessuna amministrazione e tanto meno la burocrazia comunale ha fatto applicare quanto previsto dalla concessione. Questi sono i fatti, incontrovertibili. Purtroppo. Questa è la seconda verità!
Nel corso del quinquennio 2010/15, l'Amministrazione di centrosinistra ha aperto un confronto con la proprietà per rientrare in possesso di ciò che spettava al demanio comunale e cioè i posti auto del parcheggio interrato. Di fronte alla sordità incontrata, si è dato incarico ad uno studio legale che ha avviato il confronto. Le divergenze di vedute si sono sbloccate soltanto dopo l'indagine tecnica-amministrativa effettuata da un professionista privato incaricato dall'Amministrazione di centrosinistra che ha reso espliciti numerosi illeciti (mi pare di ricordare che gli abusi edilizi fossero ben sette). In tutti gli anni trascorsi nessuno di quegli abusi era stato riscontrato dagli uffici comunali né segnalato da amministrazioni passate. Questa è la terza verità!
Il danno alla città era stato quantificato intorno ai 400.000 euro, il privato intendeva riconoscere una cifra risibile, di gran lunga inferiore a quella dei 200.000 euro attuali. Soltanto il rifiuto fermo dell'Amministrazione di centrosinistra ha indotto la proprietà a riconoscere la cifra di cui oggi si parla, per evitare il contenzioso legale che altrimenti ne sarebbe scaturito. Questa è la quarta verità!
La notizia di cui, oggi, si parla è vecchia di molti mesi. Risale alle prime settimane d'insediamento della presente amministrazione. Perché, la notizia è stata secretata per tutti questi mesi? Perché non si è chiuso subito la transazione? Una maggiore efficienza non avrebbe potuto portare nelle casse comunali i 200.000 euro nel 2016 e non nel 2017, come invece si apprende, oggi? Perché tutti questi ritardi? Questa è la quinta verità!
In qualità di cittadino di questa città chiedo che si faccia operazione di trasparenza. Si pubblichino sul sito comunale gli atti dell'intera vicenda. Gli incarichi assegnati, la corrispondenza. I cittadini potranno verificare date e merito. 

Il Consiglio comunale chiuda pure la vicenda! È doveroso! Ma s'impegni anche a utilizzare le risorse che entreranno, non per le spese correnti (non per lo staff), ma a riutilizzare le entrate straordinarie per nuove opere. Solo in questo modo ci sarà un risarcimento vero alla città.

lunedì 16 maggio 2016

Crisi della Giunta Fagioli

Checché ne dica Saronno al Centro, concentrata (pare) nell'amministrare col “buon senso” la città, siamo di fronte al primo scontro politico, pubblico ed evidente, nella maggioranza che governa Saronno.

Se il Sindaco Fagioli dichiara sulla stampa nazionale "Non voglio africani maschi vicino alle scuole" (La Repubblica, 22 aprile 2016) e locale “A Saronno non c’è la volontà politica di accogliere i profughi” (Il Saronno, 3 aprile 2016), Saronno al Centro chiarisce oggi, ad alta voce, di essere favorevole all'accoglienza dei profughi. 

SAC ha assunto una posizione politica diametralmente opposta a quella del Sindaco che sostiene.

Non è cosa di poco conto, non stiamo parlando di divergenze sulla sistemazione di un marciapiede o sul colore con cui ritinteggiare le strisce pedonali, ma di una differenza politica profonda, fondamentale, su come si intende la solidarietà, la società, l’umanità.

Si tratta di una differenza di vedute che, a nostro avviso, non può che avere due vie d’uscita: il piegarsi di una delle parti al volere dell’altra o la fine di quest’esperienza amministrativa, almeno nella forma che abbiamo conosciuto negli ultimi dodici mesi. 




Saronno Bene Comune

giovedì 12 maggio 2016

O si prendono le distanze o si è complici


Apprendiamo oggi da un comunicato diffuso dalla civica che sostiene l'Amministrazione leghista che “Saronno al Centro è stata votata non perché facesse politica, ma per usare il buon senso nella gestione della città: come assessori, quindi sul piano amministrativo e non politico, stiamo facendo questo”*. Apprendiamo inoltre che la ferma opposizione dell'Amministrazione all'arrivo di 32 richiedenti asilo, ospitati a spese di privati, sarebbe di natura tecnica e non politica.

Stupisce, ancora una volta, la scarsa considerazione che i membri della maggioranza hanno dell’intelligenza dei saronnesi. Siamo sinceramente indifferenti all'incredibile capacità degli esponenti di SAC di calpestare la propria dignità, ma li preghiamo gentilmente di non prendere per i fondelli i cittadini della nostra città.

In nome del “buon senso” hanno deglutito, nell'ordine: l’occupazione leghista di ogni poltrona, il sedere in maggioranza con nostalgici del ventennio e reazionari, l’elezione del fratello del Sindaco a Presidente del Consiglio Comunale, l’istituzione dello staff del Sindaco (77.000 € all'anno per l’amico, della lega ovviamente, Ceriani), gli eventi di Wolf of the Ring, i favori agli ultras violenti, la censura su Saronno Sette, la pessima e squallida gestione della giornata della memoria e del 25 aprile, l’annunciata demolizione delle tariffe progressive per i servizi comunali, le dichiarazioni di Veronesi e del Sindaco: “a Saronno non c’è la volontà politica di accogliere i profughi”.
Perché queste sono le dichiarazioni del Sindaco.
Fagioli, in un improvviso e raro momento di onestà intellettuale, ha confermato che “non c’è la volontà politica di accogliere i profughi”, certificando che il problema tecnico è solo un pretesto per porre il tema politico. 

E’ quindi lo stesso Fagioli a smentire SAC, che dice il falso quando afferma che “il fatto abbia squisitamente natura tecnica e non politica”.


Se quindi “la solidarietà è atto dovuto da un uomo verso un altro uomo, che va riconosciuto come tale e non come mero problema o opportunità politica per motivi elettorali”, come affermato nella nota di Sac, le strade sono due: o si prendono nettamente le distanze o si è complici.
Tertium non datur.


Saronno Bene Comune

*lasciamo perdere in questa sede l’interessante concezione che SAC ha della Politica, della Democrazia, degli Elettori e delle Elezioni. Evidentemente alle scorse elezioni non si sono sfidate visioni politiche diverse della città e della società in generale, ma il “buon senso” di Sac contro la sporca e insensata politicaglia di tutti gli altri. Lasciamo perdere.

giovedì 28 aprile 2016

La logica ci porterebbe a pensare che nell'Amministrazione ci sia qualche nostalgico...

"Abbiamo appreso dalla stampa, con nostra grande sorpresa, che l'Amministrazione comunale avrebbe ordinato alla Polizia Locale di rimuovere l'installazione di Isa Borroni per il 25 aprile, poiché non autorizzata. Stupisce, perché mai prima l'Amministrazione aveva deciso di scomodare il comandante della Polizia Locale per altre installazioni artistiche non autorizzate. 
La logica ci porterebbe a pensare che a qualcuno dia fastidio la denuncia del tragico passato fascista del nostro Paese. 
La logica ci porterebbe a pensare che nell'Amministrazione ci sia qualche nostalgico che non abbia apprezzato l'Italia nera, simbolo di dittatura ed autoritarismo, appesa a testa in giù a fianco di un'Italia libera e democratica,che porta la sua linfa al tricolore repubblicano. 
La logica ci porterebbe a queste conclusioni, ma siamo sicuri di sbagliarci: la Saronno cattolica e moderata che ha votato e che sostiene Fagioli non accetterebbe mai di sedere al fianco di nostalgici e neofascisti"

Riccardo Galetti
Portavoce di Saronno Bene Comune




mercoledì 27 aprile 2016

Intervento di Isa Borroni alla manifestazione del 25 aprile 2016 a Saronno

Ho fatto, da sola o con l’ aiuto di altri, molte delle installazioni che avete incontrato in città nell'ultimo anno. Oggi vorrei spiegare il particolare punto di vista che sta dietro questo  fare che può apparire poco importante o inutile.
Le mie non sono opere artistiche.  Non amo nascondermi dietro la parola Arte.  Però non ho mai voluto fare installazioni solo decorative o divertenti, anche se molti vorrebbero mi limitassi a questo. Se mirassi solo alla esteriorità o al puro gioco, non farei  che  diffondere mancanza di senso. Non cerco di fare cose belle, né in senso decorativo né in senso artistico, perché il bello non vale più nemmeno in arte come un fine ultimo.
Dopo aver fatto installazioni qua e là in Saronno,  alla fine mi sono fermata sulla cancellata di Palazzo Visconti, che era stato scelto originariamente per il suo degrado. Qui  sono stati realizzati tra l’altro il Portone della Memoria, l’installazione per l’8 marzo e,  ultima, quella per il 25 aprile. 
Riciclando, i  lavori sono a costo zero, di breve durata e senza alcun impatto definitivo; vogliono nascere e morire in fretta,  ma in libertà.  Finora solo l’installazione per l’8marzo ha suscitato critiche  e voglia di censura  da parte di alcuni cittadini e dell’amministrazione.  Rivendico qui il bisogno di  essere liberi di esprimersi  se non sussistano problemi di sicurezza , viabilità o altro. Non si può censurare soprattutto quando si tratta di diritti negati e  soprattutto non in nome del buon gusto  o con altre inconsistenti argomentazioni.  
Per il 25 aprile ho fatto una Italia nera, appesa a testa in giù, ispirandomi a un artista che l’ha rappresentata così quasi 50 anni fa, col titolo “Italia fascista”.  Una  delle tante” Italie rovesciate” di Luciano Fabro, un artista italiano degli anni 70.   Con  il materiale di riciclo a disposizione è nata  poi un’altra Italia rifiorente,  tricolore, su un solido tronco fatto di funi.
Non credo di dover spiegare perché ho fatto una installazione per il 25 aprile; forse non è particolarmente nuova ed efficace,  ma è un modo  di reagire a chi di questi  tempi è pronto a buttare a mare assieme alla retorica anche la verità e la storia.

Parlare di arte, di forma e contenuto, non solo non è inutile,  ma aiuta a capire.
Ad esempio, appare evidente dalla forma che il contenuto di certi manifesti comparsi a Saronno è ancora peggio di quello che essi dicono apertamente.  
Manifesti  dei Doma’nunch,  dichiarano: “a Saronno nessuno spazio per il business della falsa accoglienza”. Un’accusa al prefetto  e  alle associazioni di speculare sull'accoglienza.  Se il contenuto è esplicito e molto discutibile, la forma è altrettanto esplicita e decisamente  fascista, di quella estetica fascista kitsch e popolare che adotta un certo carattere nella scrittura e  un immancabile sfondo nero con strisciata tricolore.    
Un tipo di carattere che avevamo già notato in tante scritte da tifoseria che hanno imbrattato i muri di Saronno,  ma non sono state tanto deprecate come altre.  Espressioni di un ambiente che, pur praticando il sano mondo dello sport, non sembra avere sempre anticorpi sufficienti  contro razzismo, maschilismo e violenza gratuita. Fenomeni questi che dovrebbero rendere opportuno  investire per produrre anticorpi culturali invece di risparmiare in questo campo, per  favorire la nascita di campi erbosi.
Anche gli ultimi manifesti della Lega non solo hanno un contenuto falso a partire dalla definizione “Clandestini “ma come tutti i loro manifesti sono monotoni e squallidi per forma.  Purtroppo dal punto di vista estetico la Lega sarà ricordata per aver sdoganato il cattivo gusto o la carnevalata delle corna celtiche e poco altro. La loro serietà sembra solo quella di voler conservare forme popolari del passato,  perché con esse rimangano fissi e validi ipotetici  contenuti, ma purtroppo il contenuto sembra ridursi alla sua forma esteriore: il passato in quanto passato, la tradizione in quanto tradizione. 
Gli unici che vorrebbero distinguersi  dagli altri, facendo della Bellezza un loro slogan, sono i rappresentanti in giunta di Saronno al Centro.  Stride l’estetica della Vergine delle rocce, da loro portata a Saronno, con lo scarso senso estetico dei compagni di giunta, ma la limitatezza della loro stessa operazione non lascia sperare né che gli uni intendano “educare” i loro compagni né che questi  temano di esserlo.
L’operazione fatta  è riduttiva in sé e per i suoi fini. Dal punto di unto di vista artistico e culturale è limitata perché è poco più che un invito ad apprezzare la bella rappresentazione esteriore  di un contenuto immutabile. Una forma ed un contenuto di indubitabile valore che infatti possono essere sempre usati come una splendida medaglia da esibire. Questa operazione, per quanto meritevole, finisce col sembrare solo una operazione di promozione della Casa di Marta.
Suggeriva Daverio l’altra sera che, esposta  in una chiesa, quest’opera potrebbe aver ritrovato,  il suo luogo ideale. In una chiesa possiamo anche andarla a vedere in quanto immagine religiosa, cioè senza preoccuparci del linguaggio dell’opera d’arte, ma così facendo, sia chiaro, noi compiamo atto di fede, non di cultura, ha detto Daverio, e noi saremmo  come i fraticelli d’Assisi da lui citati, (lo dico per chi c’era). A natale  2014, aggiungo io, Pisapia espose la stessa Vergine delle rocce a  Palazzo Marino per il ritorno della Madonna di Raffaello e l’operazione fu di  natura un po’  diversa.
Nelle sue affollate conferenze Daverio dispensa piccole perle di storia, non celebra mai la Bellezza in sé , ma non basta un Daverio ogni tanto, non bastano operazioni come queste per fare cultura.
Cercare di distinguersi dai compagni di giunta con operazioni come questa non solo non è incisivo, ma forse equivale a confondere se non a fingere di non vedere,  rendendosi ancora più corresponsabili.
Avvicinare veramente  la gente all'arte è una strada lunga e non così semplice e facile come vorrebbero, perché l’arte non è solo da ammirare, non è solo da conoscere e tanto meno da consumare o usare, ma soprattutto l’arte è cultura e per la cultura bisogna faticare e, in questi tempi bui, anche lottare.
Non penso che basti cercare di distinguersi, bisogna pretendere garanzie di qualità e libertà, prima che nelle  chiese, nelle strade, nei teatri, nei cinema e in tutti i luoghi di cultura.
ORA E SEMPRE RESISTENZA,  in tutte le forme possibili.


Saronno, 25 aprile 2016

giovedì 21 aprile 2016

Saronno, segnaletica rosso orizzontale: uno specchio per le allodole

"Le vie per l'Inferno sono lastricate di buone intenzioni", verrebbe da dire.  Ed è fuori discussione che il sindaco Fagioli avrà pensato che il rosso fosse il colore più adatto per segnalare gli attraversamenti pericolosi, ma le buone intenzioni non sono sufficienti per amministrare una città e la ricerca esasperata di originalità può rivelarsi pericolosa.   

Chiedo scusa in premessa per la pedanteria, ma vorrei ricordare che in Italia per realizzare un attraversamento pedonale si deve fare riferimento alle seguenti leggi: il Codice della Strada (D. Lgs del 30 aprile 1992, n. 285 e successivi aggiornamenti); il Decreto Ministeriale del 5 novembre 2001 e successive modifiche; il Decreto Ministeriale n. 236 del 14 giugno 1989; il Decreto del Presidente della Repubblica n. 503 del 24 luglio 1996. Sono le norme che forniscono gli standard di progettazione dell’attraversamento pedonale e di tutto il suo arredo.

Infine, la normativa italiana recepisce la legislazione europea UNI EN 1436 che stabilisce per la segnaletica orizzontale (e gli attraversamenti pedonali ricadono nelle norme della segnaletica orizzontale) esclusivamente i colori bianco e giallo, in quanto garantiscono la migliore prestazione visiva, sia con la luce diurna sia in situazione di illuminazione notturna con i fari degli autoveicoli. 

Del resto tutti, anche i bambini delle scuole elementari, sanno che il rosso sul nero non riflette, si riduce il rapporto di contrasto tra i colori e si riduce quindi la visibilità dell'attraversamento. Colorare i passaggi pedonali con il rosso può essere uno specchietto per le allodole, inutile per cittadini consapevoli.

Rimango stupito che il Comando di Polizia locale e l'Ufficio viabilità del Comune di Saronno non abbiano ricordato agli amministratori che non tutte le pulsioni possono essere tradotte in atti amministrativi.

Dimenticavo. Un ultima questione: in alcuni comuni dove si è pensato di colorare di blu, di verde o di altri colori le strisce pedonali, gli amministratori che hanno provocato il danno erariale sono stati invitati dalla Corte dei Conti a risarcire il comune per i danni provocati.


Giuseppe Nigro  

venerdì 1 aprile 2016

Saronno Bene Comune: “Con i soldi per dello Staff del Sindaco si potrebbe mantenere il teatro”

Il Consigliere Borghi, Segretario della Lega Nord – Lega Lombarda per l’indipendenza della Padania, Sezione di Sarónn, ha dimostrato con il suo comunicato sul possibile arrivo di una trentina di profughi in città l’estrema attenzione del suo partito nell'impiego delle finanze pubbliche. 
Non possiamo che esserne sinceramente sollevati e rassicurati, visti i tempi di ristrettezze economiche in cui si trova la Pubblica Amministrazione. 
Borghi dichiara infatti che “con i soldi che ogni anno il governo Renzi ha deciso di destinare all'accoglienza indiscriminata potremmo mantenere il teatro, garantire intere sezioni delle scuole saronnesi, potenziare l’organico della polizia locale, ridurre le aliquote delle imposte comunali, potenziare il trasporto pubblico e sistemare qualche buca in più”.

Ci permettiamo, però, di dare un umile suggerimento al leader della carroccio locale: incolpare, a turno e indiscriminatamente, il governo centrale o Bruxelles è ormai una noiosa litania che ha stancato anche i cittadini più interessati alla politica. Siamo sicuri che sarebbe più apprezzato chi si assume le proprie responsabilità. L’Amministrazione Fagioli potrebbe trovare un bel tesoretto già da domani, rinunciando all'inutile, dispendioso e forse illegittimo (Sentenza 27/2016 Corte dei Conti della Sicilia) staff del Sindaco. A Saronno, con i soldi che ogni anno il Sindaco Fagioli ha deciso di destinare all'amico Ceriani, potremmo mantenere il teatro, garantire intere sezioni delle scuole saronnesi, potenziare l’organico della polizia locale, ridurre le aliquote delle imposte comunali, potenziare il trasporto pubblico e sistemare qualche buca in più.

Saronno Bene Comune

martedì 15 marzo 2016

I vandali si scatenano, il Sindaco Fagioli in vacanza

Pensavamo di avere un sindaco sceriffo, sempre vigile per garantire sicurezza ai cittadini, invece è in vacanza a ritemprarsi delle fatiche dei mesi scorsi. 
Intanto i vandali incendiano sacchi della spazzatura davanti al Liceo Scientifico cittadino. 
Che dire? Prosegue la serie delle settimane negative del sindaco Fagioli. Incominciamo ad essere preoccupati. 
Non porterà mica sfortuna?

Euno

giovedì 10 marzo 2016

Il sindaco di Saronno è un replicante

Il segretario della Lega Nord di Saronno scende in campo a  difesa del sindaco, che avrebbe scritto niente meno che al capo dello stato per cacciare il Telos. Ma che fa il sindaco, copia il suo predecessore? Come strategia per la sicurezza non c'è niente di nuovo. 

Riportiamo da una lettera,  datata 8 agosto 2013, del sindaco di centrosinistra al ministro dell'interno Alfano: 
"Ho più volte segnalato alle autorità competenti, sia in occasioni di incontri provinciali, sia locali, che la mia città, probabilmente, per la sua collocazione periferica, rispetto al capoluogo provinciale e alle altre città della provincia, subisce una sorta di "damnatio memoriae", nelle politiche della sicurezza. E da quando sono in carica, con la correttezza che deve presiedere i rapporti fra rappresentanti delle istituzioni, non ho mai smesso di richiedere maggiore attenzione. 
Microcriminalità, spaccio di droga, presenza di accattoni nullafacenti sono in costante aumento; tutti fenomeni che le forze della Polizia Locale non sono certamente in grado di affrontare con efficacia, vista la modestia delle risorse di cui dispongono, ma che necessitano del concorso costante delle forze dell'ordine per essere contrastati. 
Nel maggio 2013,  con il nuovo "patto regionale per la sicurezza" , Lei ha assunto la decisione di potenziare gli organici delle forze dell'ordine nel capoluogo regionale. Sarebbe un grave errore, come dimostrano i fatti violenti e l'indice di delittuosità in costante aumento nel territorio regionale, se si dimenticasse di porre attenzione anche alle realtà periferiche. 
Saronno, per il ruolo della sua stazione, secondo snodo ferroviario, per passaggio di pendolari in Lombardia, sulla tratta Milano - Malpensa, è esposta più di altre località, allo spaccio di stupefacenti e ad essere punto di ritrovo di marginali e sfaccendati…".

Caro segretario leghista, ma non eravate proprio voi, poche settimane fa, a rivendicare che era già tutto cambiato in città? Che bisogno c'è, ora, di scomodare le più alte cariche dello stato?  

Euno

lunedì 7 marzo 2016

Fagioli come Tartarin di Tarascona


Chissà se Fagioli, come Tartarin di Tarascona invece di cacciare il leone, tornerà a casa con un cammello addomesticato.


A Saronno non serve un sindaco "furioso e impotente", ma un amministratore capace di risolvere problemi. 
Ad oggi, siamo a meno di zero. 

Euno



sabato 5 marzo 2016

Il Sindaco Fagioli e gli sgomberi

Saronno, 4 marzo 2016, ore 17.30. Mentre il sindaco Fagioli , rigorosamente in nero, si aggira per la Piazza Libertà, intento ad osservare di persona se gli stand dei prodotti tipici siciliani sono ben posizionati e pronti per allietare i saronnesi, si avvede di un furgoncino che simpaticamente è effigiato con la scritta "Minchia che birra".  Il mezzo reclamizza una birra artigianale prodotta a Messina, purtroppo è disposto sfacciatamente di fronte alla Chiesa Prepositurale.  e ordina lo sgombero. 
Nel frattempo, ironia della sorte, gli attivisti del Telos occupano uno stabile comunale nel centro cittadino, salgono sul tetto di Palazzo Visconti e proseguono coerenti la loro denuncia contro la civiltà del capitale.
Non potendo sgombrare i Telos, Fagioli, dà incarico al comandante della polizia locale di sgombrare il furgone "Minchia che birra". Sempre sgombero è! 

Euno

venerdì 4 marzo 2016

Settimana sfortunata per il sindaco di Saronno

Per la cronaca, la settimana del sindaco di Saronno non è stata molto fortunata! A leggere i giornali si riscontra la solita spaccata della vetrina di un negozio (lavanderia), la solita scippata della borsetta  di una signora in via Varese (la via in cui abita il sindaco), l'allagamento del corpo F del cimitero (appena rifatto).

Durante il fine settimana Saronno ritrova i "ragazzi" del Telos che sfileranno per il centro cittadino. E, forse manca ancora qualcosa.  Niente male. Sindaco continua così. Nel frattempo il sindaco ha deciso di profumare il centro cittadino. Se funziona provvederà anche a lavare i portici. Si ricordi che i portici competono ai privati dei condomini del centro (proprietà privata ad uso pubblico) che all'epoca ebbero molte volumetrie.

Insomma, viene da dire che il sindaco non essendo intervenuto quando le polveri sottili erano alle stelle, vuole profumare l'aria di Saronno che resta inquinata. Meglio che niente: almeno le narici saranno salve, fa niente per i polmoni.

I leghisti di Saronno, come del resto tutti i loro sodali, avevano fatto credere che giunti al governo della città avrebbero risolto i problemi in un battibaleno. Con la paura si vince, ma si sta dimostrando uno strumento inutile per risolvere i problemi.

Euno

martedì 23 febbraio 2016

Giuditta Pasta: il Sindaco si assuma le sue responsabilità

Il dibattito sul futuro del Teatro G.Pasta é tornato nelle ultime settimane al centro della vita politica cittadina. È bene che si discuta apertamente e con onestà intellettuale della fondazione e del suo rapporto con l'Amministrazione Comunale, senza timori e senza la solita retorica che caratterizza in tutti gli schieramenti i dibattiti sul mondo della cultura.

Partiamo da quello che, secondo noi, è un dato di fatto imprescindibile per un'analisi onesta: l'Amministrazione Comunale non è tenuta a sostenere le perdite del teatro, che non rientra tra quei servizi essenziali che devono essere forniti alla comunità. Non rientra neanche tra quegli investimenti che noi riteniamo prioritari, come sono invece quelli sulle scuole dell'obbligo o sugli asili comunali.
L'eventuale decisione di ridimensionare fortemente o di chiudere il teatro sarebbe dunque legittima, ma in questa eventualità l'amministrazione si deve assumere, senza le fughe, le scuse ed i silenzi cui ci ha abituato, la responsabilità politica di una simile presa di posizione.

"Siamo convinti che sia giusto andare nella direzione di un ridimensionamento dei costi e di un progressiva e ragionata diminuzione del contributo del Comune, ma siamo fortemente perplessi dall'atteggiamento poco chiaro assunto dall'Amministrazione nei confronti del Teatro" così Riccardo Galetti, portavoce di Saronno Bene Comune. "Il Sindaco ci dica chiaramente quali sono i progetti della Giunta, si assuma le responsabilità che i saronnesi gli hanno affidato lo scorso giugno. Il Giuditta Pasta è uno di quei servizi che, seppur non dovuto, fa la differenza tra l'essere una città, elemento attivo e pulsante della realtà metropolitana milanese, e l'essere un grosso e sonnolento dormitorio di provincia. Abbiamo già espresso in passato il timore che la dimensione di paesone atrofizzato sia quella dove i leghisti si sentono più a proprio agio, ma non possiamo certo lasciare passare in sordina gli attacchi della Giunta al Teatro. Siamo d'accordo su una revisione della spesa legata alla fondazione, siamo contrari alla chiusura e a ridimensionamenti che facciano del Pasta poco più di un teatro parrocchiale. Il Sindaco si faccia coraggio e, per una volta, ci dica a chiare lettere, senza infingimenti e giri di parole, quali sono i suoi progetti. I saronnesi si meritano un minimo di trasparenza almeno su questa questione."

mercoledì 27 gennaio 2016

Educare al bene, studiare la Shoa. Per non dimenticare.

di Giuseppe Nigro

Da quando la verità sul genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale è venuta alla luce, gli uomini ragionevoli si sono chiesti in che modo e perché simili orrori siano potuti accadere.

Fra gli storici ci sono quelli che sostengono la tesi dell'intenzionalità, riconducendo il genocidio a programmi espliciti e a lungo termine elaborati da Hitler e dai vertici del nazismo; altri definiti storici funzionalisti richiamano l'attenzione su ulteriori circostanze, riducendo l'intenzionalità a scelte circoscritte alla competizione interna alle gerarchie naziste protese a guadagnare l'approvazione di Hitler e conquistare posizioni e privilegi. In questo secondo orientamento il disegno intenzionale del nazismo è depotenziato e si attenuano le responsabilità dei gerarchi. Non si terrà conto di una terza tendenza quella negazionista, una volgare operazione di falsificazione a scopi ideologici e finalizzata alla polemica politica contingente.

Le ideologie nazionalistiche e sulla razza si concretizzano in Germania con la promulgazione di leggi razziali fra il 1933 e il 1938, fra cui le più note sono quelle di Norimberga; esse rappresentano la premessa della Conferenza di Wannsee del 20 gennaio 1942, durante la quale le gerarchie naziste discussero e progettarono la "soluzione finale della questione ebraica". Pure in Italia tra il settembre del 1938 e il giugno del 1939 assisteremo alla promulgazione di analoghe leggi razziali.

La conferenza di Wannsee, una località vicino Berlino, è un episodio fondante per la conoscenza sulla Shoa. L'incontro a cui parteciparono alti funzionari dei ministeri tedeschi fu voluto dal responsabile per il servizio di sicurezza del Reich, Reinhard Heydrich, un uomo crudele e pericoloso. Le informazioni su quella conferenza pervengono da un verbale di Adolf Eichmann, capo della sezione della Gestapo che si occupava eufemisticamente della "evacuazione degli ebrei". Il tema della conferenza riguardò non se eliminare gli ebrei, ma quali procedure adottare per farlo. I presenti erano già informati che lo sterminio avrebbe dovuto essere totale, avevano quindi già introiettato nelle loro coscienze la disponibilità a procedere in tal senso. Durante la seduta, mentre si serviva il pranzo, si affrontarono prevalentemente problemi di logistica e si individuarono le persone incaricate per dare corso allo sterminio. Otto delle quattordici principali personalità presenti si erano laureate in importanti università tedesche e dell'Europa centrale. Non erano sprovveduti esecutori, manipolati da un dittatore. Nel giro di un mese la macchina della morte incominciò a funzionare con inesorabile e tragica efficacia. A marzo del 1942 la popolazione degli ebrei europei era sostanzialmente integra, a metà febbraio del 1943, dopo neppure 11 mesi erano stati uccisi almeno tre milioni di ebrei. Una macchina della morte efficiente e spietata si era messo in moto senza alcuna opposizione.

Fra i molteplici interrogativi che suscita la Shoa, bisogna almeno chiedersi se l'olocausto debba considerarsi un evento unico e sia da attribuirsi al carattere dei tedeschi (Charles Maier) e alla loro disponibilità alla violenza contro gli ebrei (Daniel Jonah Goldhagen), o invece uno dei tanti episodi che hanno attraversato la storia umana. Quale senso attribuire all'odio nazista contro gli ebrei? Sorge spontaneo in questo momento chiedersi se l'odio nazista contro gli ebrei sia comparabile agli odi che percorrono il Medio Oriente. Lo stato del terrore (ISIS) è comparabile a quanto accaduto nella Germania di Hitler?

"L'Olocausto - per dirla con Howard Gardner - pur essendo vicenda del passato continua ad
ossessionarci". Non c'è anniversario che non scatena polemiche e anche tensioni. In Italia da quando nel 2.000 è stata istituita la giornata della memoria, ogni 27 gennaio, le divisioni e le polemiche si rinnovano. Solo se la pedagogia della Shoa fonda la conoscenza sulla verità si potranno educare le giovani generazioni a principi morali volti al bene. La verità storica è quindi indispensabile per ben fondare gli interrogativi etici perché nuovi genocidi non si ripetano più. "Per quali ragioni - afferma Gardner - un gruppo possa decidere di annientarne un altro, è cosa che sfugge a qualsiasi persona sana di mente". Ciò nonostante l'annientamento di un gruppo fondato sull'idea di una presunta superiorità razziale è accaduto recentemente in Bosnia (1992 -1995) e in Ruanda (1994) e nello stato islamico (ISIS).

Il tentativo sistematico e organizzato di annientamento del popolo ebraico è conosciuto con il nome di Olocausto; quanto abbiamo appreso su quel tragico evento della storia del secolo scorso è servito ad elaborare il concetto di genocidio e a definirlo anche sul piano giuridico. Oggi, il genocidio è un crimine riconosciuto dalla Corte Penale Internazionale, istituzione dell'ONU cui hanno aderito, nel 1998, 120 paesi nel mondo. La definizione giuridica di genocidio non aiuta però a capire, perché negli esseri umani si possa scatenare odio e repulsione al punto tale da sterminare un popolo intero. Non è sufficiente a fornire risposte alle vittime di fronte a tale irrazionale violenza. Quali responsabilità mettere in capo ai carnefici è, forse, chiaro, ma come giudicare il comportamento degli indifferenti, dei complici che custodirono l'oro, il denaro e le opere che i nazisti avevano rubato alle loro vittime è domanda inquietante. Non possiamo evitare le domande di ordine morale, scomode, se vogliamo non soltanto non dimenticare, ma far sì che il male non prevalga nella storia degli uomini.

La linea di difesa dei criminali nazisti processati a Norimberga dopo la seconda guerra mondiale e poi di Adolf Eichmann nel 1961 a Gerusalemme si attestò sulla non responsabilità individuale dei carnefici, in quanto esecutori di comandi trasmessi da livelli gerarchici alla cui fedeltà erano tenuti. Essi erano interpreti involontari di violenze decise e volute da superiori gerarchici, facenti capo a Hitler. Fu Hannah Arendt a raccontarci le cronache del processo Eichmann nel libro "La banalità del male", il funesto esecutore trovava la violenza di cui era stato esecutore "normale". L'odio razziale aveva prodotto una tale disinibizione morale da far ritenere le violenze contro altri esseri umani una "banalità".

La verità storica ha accertato che negli USA si sapeva quanto stesse accadendo in Europa. Gli USA rimasero a guardare senza intervenire per tempo. Come valutare, allora, l'inerzia per cui non si mise in campo una significativa iniziativa di contrasto?

Ricostruire il fenomeno storico dell'Olocausto non significa averne compreso le dimensioni morali, può però aiutarci a formulare giudizi morali. Cosa che tutti hanno non solo il diritto, ma il dovere di fare. "… Una comprensione più approfondita delle azioni e delle omissioni passate degli esseri umani può influire significativamente sul nostro stesso comportamento (H. Gardner)".

L'Olocausto non riguarda i tedeschi del secolo scorso, i nazifascisti italiani, gli uomini del Novecento.
Pensare che vi possano essere uomini e donne appartenenti a specie diverse è frutto di grande ignoranza. Tutti gli esseri umani appartengono alla stessa specie, eppure alcuni rappresentanti si sentono superiori sì da ritenere con fanatica crudeltà di avere il diritto ad eliminare altri rappresentanti della stessa specie.

Ci fu, per fortuna, chi seppe resistere perché diversa era la concezione dell'umano, prima e oltre le scelte ideologiche e politiche. Oggi, accanto all'epica resistenziale della guerra per bande, bisogna indagare le motivazioni soggettive che spinsero uomini e donne a contrapporsi al nazifascismo. Per questo quando si pensa ad una educazione per tutti gli esseri umani, la via indicata da Gardner di arare oltre il campo del vero e del bello anche quello del bene resta una indicazione da assumere e perseguire.

mercoledì 20 gennaio 2016

Un comunicato assurdo e strumentale. Un sindaco latitante.



Tutte le amministrazioni che si sono susseguite a Saronno da quando è stata emanata la legge n. 211 del luglio del 2000, istitutiva della Giornata della Memoria "in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti", hanno collaborato con le associazioni sensibili al tema per arrivare ad un calendario di iniziative condiviso.
In questo inizio di 2016, l'Amministrazione leghista alla guida della città ha ritenuto invece di chiudere il confronto con le associazioni, colpevoli di avanzare proposte "unilaterali" (sic!).
La recente presa di posizione della Giunta Fagioli, in cui si attribuisce alle associazioni che hanno avanzato le proposte una colpevole "unilateralità", è talmente pretestuosa che non meriterebbe commenti. L'estensore del comunicato non si è reso conto di aver affermato che l'Amministrazione comunale non è stata in grado, pur di fronte ad una proposta ritenuta "preconfezionata", di farsi parte attiva con la formulazione di un programma per la città su un tema tanto importante come quello tutelato dalla legge 211.

Di questo stiamo parlando, di un vuoto propositivo dell'amministrazione Fagioli. 
E speriamo che si tratti soltanto di questo e non di un prezzo pagato all'orientamento ideologico di gran parte dei membri della sua giunta, che poca dimestichezza hanno con i valori costitutivi della democrazia repubblicana. Non sarà che Fagioli e la sua giunta non condividono i valori fondativi della nostra comunità nazionale e locale, fondati sul rigetto della violenza, delle discriminazioni, del razzismo e nel rispetto assoluto della persona?

Tutto il resto del comunicato non corrisponde a verità. Sulla modalità con cui si sarebbero dovute strutturare le iniziative non si è neppure potuto discutere, vista la latitanza e i rifiuti dell'assessore alla cultura.
Viene da chiedersi se questo comunicato farsa non sia stato costruito per preservare il sindaco, che non pare attrezzato a svolgere il suo ruolo in pubblico. Tanto meno su una materia così delicata quale la pedagogia della Shoah.
Se il sindaco aveva così tanta voglia di partecipare alle iniziative proposte, come si evince dal comunicato, perché non convoca una conferenza pubblica e offre il suo pensiero ai cittadini saronnesi? Perché non ci fornisce la sua interpretazione delle tragiche vicende della deportazione? La comunità saronnese è pronta ad ascoltare.

Peccato che anche in questa circostanza assisteremo alla latitanza del sindaco.
Fagioli è un sindaco latitante. Ma non potrà sempre fuggire.

Un'ultima annotazione. Avevamo proprio ragione quando abbiamo scritto che i soldi per lo staff erano mal spesi. Se questi sono i risultati.