giovedì 28 aprile 2016

La logica ci porterebbe a pensare che nell'Amministrazione ci sia qualche nostalgico...

"Abbiamo appreso dalla stampa, con nostra grande sorpresa, che l'Amministrazione comunale avrebbe ordinato alla Polizia Locale di rimuovere l'installazione di Isa Borroni per il 25 aprile, poiché non autorizzata. Stupisce, perché mai prima l'Amministrazione aveva deciso di scomodare il comandante della Polizia Locale per altre installazioni artistiche non autorizzate. 
La logica ci porterebbe a pensare che a qualcuno dia fastidio la denuncia del tragico passato fascista del nostro Paese. 
La logica ci porterebbe a pensare che nell'Amministrazione ci sia qualche nostalgico che non abbia apprezzato l'Italia nera, simbolo di dittatura ed autoritarismo, appesa a testa in giù a fianco di un'Italia libera e democratica,che porta la sua linfa al tricolore repubblicano. 
La logica ci porterebbe a queste conclusioni, ma siamo sicuri di sbagliarci: la Saronno cattolica e moderata che ha votato e che sostiene Fagioli non accetterebbe mai di sedere al fianco di nostalgici e neofascisti"

Riccardo Galetti
Portavoce di Saronno Bene Comune




mercoledì 27 aprile 2016

Intervento di Isa Borroni alla manifestazione del 25 aprile 2016 a Saronno

Ho fatto, da sola o con l’ aiuto di altri, molte delle installazioni che avete incontrato in città nell'ultimo anno. Oggi vorrei spiegare il particolare punto di vista che sta dietro questo  fare che può apparire poco importante o inutile.
Le mie non sono opere artistiche.  Non amo nascondermi dietro la parola Arte.  Però non ho mai voluto fare installazioni solo decorative o divertenti, anche se molti vorrebbero mi limitassi a questo. Se mirassi solo alla esteriorità o al puro gioco, non farei  che  diffondere mancanza di senso. Non cerco di fare cose belle, né in senso decorativo né in senso artistico, perché il bello non vale più nemmeno in arte come un fine ultimo.
Dopo aver fatto installazioni qua e là in Saronno,  alla fine mi sono fermata sulla cancellata di Palazzo Visconti, che era stato scelto originariamente per il suo degrado. Qui  sono stati realizzati tra l’altro il Portone della Memoria, l’installazione per l’8 marzo e,  ultima, quella per il 25 aprile. 
Riciclando, i  lavori sono a costo zero, di breve durata e senza alcun impatto definitivo; vogliono nascere e morire in fretta,  ma in libertà.  Finora solo l’installazione per l’8marzo ha suscitato critiche  e voglia di censura  da parte di alcuni cittadini e dell’amministrazione.  Rivendico qui il bisogno di  essere liberi di esprimersi  se non sussistano problemi di sicurezza , viabilità o altro. Non si può censurare soprattutto quando si tratta di diritti negati e  soprattutto non in nome del buon gusto  o con altre inconsistenti argomentazioni.  
Per il 25 aprile ho fatto una Italia nera, appesa a testa in giù, ispirandomi a un artista che l’ha rappresentata così quasi 50 anni fa, col titolo “Italia fascista”.  Una  delle tante” Italie rovesciate” di Luciano Fabro, un artista italiano degli anni 70.   Con  il materiale di riciclo a disposizione è nata  poi un’altra Italia rifiorente,  tricolore, su un solido tronco fatto di funi.
Non credo di dover spiegare perché ho fatto una installazione per il 25 aprile; forse non è particolarmente nuova ed efficace,  ma è un modo  di reagire a chi di questi  tempi è pronto a buttare a mare assieme alla retorica anche la verità e la storia.

Parlare di arte, di forma e contenuto, non solo non è inutile,  ma aiuta a capire.
Ad esempio, appare evidente dalla forma che il contenuto di certi manifesti comparsi a Saronno è ancora peggio di quello che essi dicono apertamente.  
Manifesti  dei Doma’nunch,  dichiarano: “a Saronno nessuno spazio per il business della falsa accoglienza”. Un’accusa al prefetto  e  alle associazioni di speculare sull'accoglienza.  Se il contenuto è esplicito e molto discutibile, la forma è altrettanto esplicita e decisamente  fascista, di quella estetica fascista kitsch e popolare che adotta un certo carattere nella scrittura e  un immancabile sfondo nero con strisciata tricolore.    
Un tipo di carattere che avevamo già notato in tante scritte da tifoseria che hanno imbrattato i muri di Saronno,  ma non sono state tanto deprecate come altre.  Espressioni di un ambiente che, pur praticando il sano mondo dello sport, non sembra avere sempre anticorpi sufficienti  contro razzismo, maschilismo e violenza gratuita. Fenomeni questi che dovrebbero rendere opportuno  investire per produrre anticorpi culturali invece di risparmiare in questo campo, per  favorire la nascita di campi erbosi.
Anche gli ultimi manifesti della Lega non solo hanno un contenuto falso a partire dalla definizione “Clandestini “ma come tutti i loro manifesti sono monotoni e squallidi per forma.  Purtroppo dal punto di vista estetico la Lega sarà ricordata per aver sdoganato il cattivo gusto o la carnevalata delle corna celtiche e poco altro. La loro serietà sembra solo quella di voler conservare forme popolari del passato,  perché con esse rimangano fissi e validi ipotetici  contenuti, ma purtroppo il contenuto sembra ridursi alla sua forma esteriore: il passato in quanto passato, la tradizione in quanto tradizione. 
Gli unici che vorrebbero distinguersi  dagli altri, facendo della Bellezza un loro slogan, sono i rappresentanti in giunta di Saronno al Centro.  Stride l’estetica della Vergine delle rocce, da loro portata a Saronno, con lo scarso senso estetico dei compagni di giunta, ma la limitatezza della loro stessa operazione non lascia sperare né che gli uni intendano “educare” i loro compagni né che questi  temano di esserlo.
L’operazione fatta  è riduttiva in sé e per i suoi fini. Dal punto di unto di vista artistico e culturale è limitata perché è poco più che un invito ad apprezzare la bella rappresentazione esteriore  di un contenuto immutabile. Una forma ed un contenuto di indubitabile valore che infatti possono essere sempre usati come una splendida medaglia da esibire. Questa operazione, per quanto meritevole, finisce col sembrare solo una operazione di promozione della Casa di Marta.
Suggeriva Daverio l’altra sera che, esposta  in una chiesa, quest’opera potrebbe aver ritrovato,  il suo luogo ideale. In una chiesa possiamo anche andarla a vedere in quanto immagine religiosa, cioè senza preoccuparci del linguaggio dell’opera d’arte, ma così facendo, sia chiaro, noi compiamo atto di fede, non di cultura, ha detto Daverio, e noi saremmo  come i fraticelli d’Assisi da lui citati, (lo dico per chi c’era). A natale  2014, aggiungo io, Pisapia espose la stessa Vergine delle rocce a  Palazzo Marino per il ritorno della Madonna di Raffaello e l’operazione fu di  natura un po’  diversa.
Nelle sue affollate conferenze Daverio dispensa piccole perle di storia, non celebra mai la Bellezza in sé , ma non basta un Daverio ogni tanto, non bastano operazioni come queste per fare cultura.
Cercare di distinguersi dai compagni di giunta con operazioni come questa non solo non è incisivo, ma forse equivale a confondere se non a fingere di non vedere,  rendendosi ancora più corresponsabili.
Avvicinare veramente  la gente all'arte è una strada lunga e non così semplice e facile come vorrebbero, perché l’arte non è solo da ammirare, non è solo da conoscere e tanto meno da consumare o usare, ma soprattutto l’arte è cultura e per la cultura bisogna faticare e, in questi tempi bui, anche lottare.
Non penso che basti cercare di distinguersi, bisogna pretendere garanzie di qualità e libertà, prima che nelle  chiese, nelle strade, nei teatri, nei cinema e in tutti i luoghi di cultura.
ORA E SEMPRE RESISTENZA,  in tutte le forme possibili.


Saronno, 25 aprile 2016

giovedì 21 aprile 2016

Saronno, segnaletica rosso orizzontale: uno specchio per le allodole

"Le vie per l'Inferno sono lastricate di buone intenzioni", verrebbe da dire.  Ed è fuori discussione che il sindaco Fagioli avrà pensato che il rosso fosse il colore più adatto per segnalare gli attraversamenti pericolosi, ma le buone intenzioni non sono sufficienti per amministrare una città e la ricerca esasperata di originalità può rivelarsi pericolosa.   

Chiedo scusa in premessa per la pedanteria, ma vorrei ricordare che in Italia per realizzare un attraversamento pedonale si deve fare riferimento alle seguenti leggi: il Codice della Strada (D. Lgs del 30 aprile 1992, n. 285 e successivi aggiornamenti); il Decreto Ministeriale del 5 novembre 2001 e successive modifiche; il Decreto Ministeriale n. 236 del 14 giugno 1989; il Decreto del Presidente della Repubblica n. 503 del 24 luglio 1996. Sono le norme che forniscono gli standard di progettazione dell’attraversamento pedonale e di tutto il suo arredo.

Infine, la normativa italiana recepisce la legislazione europea UNI EN 1436 che stabilisce per la segnaletica orizzontale (e gli attraversamenti pedonali ricadono nelle norme della segnaletica orizzontale) esclusivamente i colori bianco e giallo, in quanto garantiscono la migliore prestazione visiva, sia con la luce diurna sia in situazione di illuminazione notturna con i fari degli autoveicoli. 

Del resto tutti, anche i bambini delle scuole elementari, sanno che il rosso sul nero non riflette, si riduce il rapporto di contrasto tra i colori e si riduce quindi la visibilità dell'attraversamento. Colorare i passaggi pedonali con il rosso può essere uno specchietto per le allodole, inutile per cittadini consapevoli.

Rimango stupito che il Comando di Polizia locale e l'Ufficio viabilità del Comune di Saronno non abbiano ricordato agli amministratori che non tutte le pulsioni possono essere tradotte in atti amministrativi.

Dimenticavo. Un ultima questione: in alcuni comuni dove si è pensato di colorare di blu, di verde o di altri colori le strisce pedonali, gli amministratori che hanno provocato il danno erariale sono stati invitati dalla Corte dei Conti a risarcire il comune per i danni provocati.


Giuseppe Nigro  

venerdì 1 aprile 2016

Saronno Bene Comune: “Con i soldi per dello Staff del Sindaco si potrebbe mantenere il teatro”

Il Consigliere Borghi, Segretario della Lega Nord – Lega Lombarda per l’indipendenza della Padania, Sezione di Sarónn, ha dimostrato con il suo comunicato sul possibile arrivo di una trentina di profughi in città l’estrema attenzione del suo partito nell'impiego delle finanze pubbliche. 
Non possiamo che esserne sinceramente sollevati e rassicurati, visti i tempi di ristrettezze economiche in cui si trova la Pubblica Amministrazione. 
Borghi dichiara infatti che “con i soldi che ogni anno il governo Renzi ha deciso di destinare all'accoglienza indiscriminata potremmo mantenere il teatro, garantire intere sezioni delle scuole saronnesi, potenziare l’organico della polizia locale, ridurre le aliquote delle imposte comunali, potenziare il trasporto pubblico e sistemare qualche buca in più”.

Ci permettiamo, però, di dare un umile suggerimento al leader della carroccio locale: incolpare, a turno e indiscriminatamente, il governo centrale o Bruxelles è ormai una noiosa litania che ha stancato anche i cittadini più interessati alla politica. Siamo sicuri che sarebbe più apprezzato chi si assume le proprie responsabilità. L’Amministrazione Fagioli potrebbe trovare un bel tesoretto già da domani, rinunciando all'inutile, dispendioso e forse illegittimo (Sentenza 27/2016 Corte dei Conti della Sicilia) staff del Sindaco. A Saronno, con i soldi che ogni anno il Sindaco Fagioli ha deciso di destinare all'amico Ceriani, potremmo mantenere il teatro, garantire intere sezioni delle scuole saronnesi, potenziare l’organico della polizia locale, ridurre le aliquote delle imposte comunali, potenziare il trasporto pubblico e sistemare qualche buca in più.

Saronno Bene Comune