lunedì 12 dicembre 2016

Saronno, città dei diritti

Abbiamo accolto la celebrazione della prima “Unione Civile” saronnese come un positivo, ed a lungo agognato, segnale di normalità.L’istituzione di un registro delle coppie di fatto era un punto fermo del nostro programma per le amministrative, nel solco del progetto che voleva fare di Saronno una “Città dei diritti”. Sebbene la sonora sconfitta elettorale del 2015 non ci abbia permesso di realizzare quanto ci eravamo prefissati, è stato per una volta il Parlamento, troppo spesso sordo a questo genere di richieste, a riempire un vuoto legislativo e politico a lungo ignorato. 

Purtroppo la celebrazione di questa unione è stata per alcuni membri dell’attuale maggioranza l’ennesima occasione per distinguo ideologici e dichiarazioni stantie. Da un vicesindaco che non sembra comprendere appieno il principio di separazione tra Chiesa (dove chi lo desidera celebra il proprio matrimonio religioso) e Stato (nel cui quadro legislativo si colloca invece il matrimonio civile), a consiglieri comunali che tornano per l’ennesima volta alla carica con supposti attacchi alla famiglia naturale. 

In realtà le “unioni civili” non sono né una sfida alla religione, né un attacco alla famiglia tradizionale, ma il semplice riconoscimento da parte dello Stato di un unione affettiva tra due persone. Altro non sono che l’affermazione di diritto, giustizia e dignità  laddove lo Stato aveva colpevolmente lasciato il campo a discriminazione e iniquità.

Non abbiamo certo l’ambizione di convincere con queste poche righe gli autoproclamati difensori di famiglia e tradizione.
Vogliamo semplicemente ricordare che esiste, è viva ed è attiva una Saronno diversa: aperta, plurale, progressista. 
Non abbiamo intenzione di lasciare questa Città ed i suoi cittadini soli in balia di una destra retrograda e conservatrice.